Musulmani, islamici, islamisti: facciamo chiarezza sull’uso dei termini

In questa epoca complicata è bene fare chiarezza sui termini che utilizziamo. Chi ha le idee chiare usa parole chiare, e  questo è vero anche al contrario: solo la chiarezza del linguaggio porta a chiarezza del pensiero. Arabi, musulmani, islamici, islamisti, sono termini che vengono usati in grande confusione, e questo  porta a inevitabili confusioni di pensiero, cosa che in questo periodo e su questo tema non possiamo assolutamente permetterci.

Gli arabi sono una popolazione, quella che parla una lingua semita appunto chiamata “arabo” e che provengono dalla penisola che appunto così si chiama. Dopo la conversione all’Islam gli arabi invasero una serie di territori in Asia e in Africa, che vennero appunto arabizzati. Il Corano è scritto in arabo ed essendo, nelle concezioni religiose, direttamente dettato dalla divinità per mezzo dell’Arcangelo Gabriele, tutte le preghiere sono in arabo. Ma non tutti gli arabi sono musulmani (cioè seguaci dell’Islam) e, specialmente, non tutti i musulmani sono arabi. Alcune popolazione arabe sono infatti cristiane, così è in Siria, in Iraq, in Palestina, e addirittura in Libano i cristiani sono la maggioranza. Si tratta dei cristiani eredi dei lontani antenati che ai tempi del primo sviluppo del cristianesimo furono convertiti alla nuova religione e che le sono rimaste fedeli. Si tratta di minoranze oggi sempre più contestate e qualche volta perseguitate, ma che segnano una diversità con l’opinione generale. I seguaci dell’Islam, detti appunto musulmani, sono la maggioranza in molti paesi non arabi, dall’Indonesia al Pakistan, dalla Turchia all’Iran. Poi ci sono componenti musulmane, a volte maggioranza, a volte minoranza come in molti paesi africani, come la Nigeria, il Centrafrica, il Sudan. E infine ci sono musulmani in paesi a grande maggioranza cristiana, come in Europa, qualche volta per l’immigrazione da latri paesi, altre volte – in Bosnia, in Bulgaria, in Albania – discendenti di musulmani autoctoni.

L’Islam non ha un clero, e non ha una Chiesa strutturata gerarchicamente, per cui esistono molte forme e versioni della religione, la più importante delle quali è quella tra sunniti, la grande maggioranza, e sciiti, che rappresentano una minoranza, ma non ad esempio in Iran, che ha una versione religiosa in parte diversa, come tra i cristiani tra cattolici e protestanti, per intenderci: una stessa religione, diversi riti e diverse interpretazioni. Infine c’è l’islamismo, che è la versione politica e radicale dell’Islam, quello che ci fa paura e che è alla base del terrorismo e dei tentativi violenti di conversione. Anche in questo caso, non è detto che l’islamismo si traduca in atti violenti, ma ne è la causa in alcune situazioni, quelle più note e a noi più evidenti.

Facciamo attenzione alle parole: chi parla male, pensa male.